Le nuove Linee Guida AgID sull’accessibilità dei servizi: la bussola pratica per un e-commerce che include tutti

Quando navighi su un sito di shopping online, ti aspetti che tutto funzioni senza intoppi: dalla ricerca del prodotto al pagamento finale. Eppure, fino a poco tempo fa, troppi e-commerce finivano per escludere involontariamente una fetta importante di clienti. Oggi non è più così.

Le Linee Guida AgID sull’accessibilità dei servizi, adottate nella versione 1.0 del 4 marzo 2026 in attuazione dell’articolo 21 del decreto legislativo 82/2022, rappresentano un vero punto di svolta. Non si tratta di un documento astratto di 75 pagine piene di regole complicate: è un manuale operativo, ricco di indicazioni concrete, riferimenti tecnici aggiornati e schede di controllo pronte all’uso per siti web, applicazioni mobili e documenti digitali.

Queste linee guida arrivano a pochi mesi dall’entrata in vigore piena dell’European Accessibility Act (28 giugno 2025) e danno sostanza agli obblighi che riguardano tutti soggetti escluse le micro-imprese che forniscono servizi e-commerce per i consumatori. Per il commercio elettronico il messaggio è chiarissimo: non basta avere un sito bello. Bisogna garantire che ogni elemento – dalle schede prodotto alle fasi di checkout, dalle informazioni sulle caratteristiche di accessibilità fino ai sistemi di supporto clienti – sia fruibile da chiunque. E lo si fa rispettando i quattro pilastri fondamentali: percepibile, utilizzabile, comprensibile e robusto.

Scrivania di un progettista web vista dall'alto: un tablet mostra la mappa del flusso di acquisto di un e-commerce accanto a una checklist AgID con spunte verdi di verifica.

In altre parole, tutto deve essere progettato accessibile “by design” e “by default”, integrando l’accessibilità fin dalla prima matita, senza aggiunte successive.

Un aspetto che crea innovazione, rappresentando una novità importante, è il forte legame con la privacy. Le linee guida vietano esplicitamente di tracciare le tecnologie assistive usate dalle persone con disabilità – screen reader, ingranditori di schermo, impostazioni di contrasto – tramite cookie o sistemi di fingerprinting del browser. Questo principio taglia fuori la maggior parte degli overlay automatici che promettevano miracoli con un solo clic: molti di questi tool, infatti, inviano dati sensibili a terze parti e diventano di fatto non conformi. Chi li usa oggi rischia di doverli rimuovere in fretta onde evitare problematiche non solo con AgID ma anche con il Garante per la protezione dei dati personali.

L’accessibilità non è solo per chi ha una disabilità permanente. Copre anche situazioni temporanee o contestuali: una persona con la vista affaticata dopo ore al computer, chi tiene il telefono con una mano mentre è in treno, o semplicemente chi preferisce navigare solo con la tastiera. Per chi non vede, ogni immagine di prodotto deve avere un testo alternativo descrittivo e significativo, non un generico nome file. L’ordine di lettura deve essere logico, in modo che lo screen reader non salti pezzi importanti. Per chi ha problemi di vista servono caratteri scalabili e contrasti elevati, senza affidarsi solo al colore per segnalare se un articolo è disponibile o esaurito. I video dimostrativi devono avere sottotitoli completi e trascrizioni. Chi ha difficoltà motorie ha bisogno di focus visibile, pulsanti distanziati e percorsi navigabili senza mouse. E per chi incontra ostacoli cognitivi, le interfacce devono essere prevedibili, con istruzioni chiare e familiari.

Gli errori più diffusi sono quelli che, purtroppo, si vedono ancora su tanti siti. Pensiamo alle foto dei prodotti senza testi alternativi adeguati, ai moduli di registrazione dove le etichette non sono associate ai campi, ai carrelli o alle fasi di checkout che usano i colori come unica modalità per indicare un problema o una data di consegna disponibile, o ai video di presentazione prodotti senza sottotitoli. Anche il classico pulsante “completa l’acquisto” che sparisce quando si naviga con la tastiera resta un classico inciampo. Le schede di controllo fornite da AgID aiutano proprio a mappare questi problemi in modo sistematico, prima che diventino reclami o sanzioni. E non dimentichiamo che c’è anche una piattaforma dedicata sul sito AgID per segnalare non conformità, attualmente per gli utenti e in futuro per gli stessi gestori dei siti che dovranno segnalarle impegnandosi in misure correttive.

I percorso per essere in regola è chiaro e sostenibile. Si parte dalla progettazione: si mappano tutti i flussi utente, dal momento in cui si cerca un prodotto fino al pagamento e alla conferma. Si verificano i requisiti generali di accessibilità e quelli specifici per l’e-commerce, come le informazioni sulle funzionalità assistive e i sistemi di supporto (chat, telefono, assistenza). Poi si passa ai test concreti con tecnologie assistive reali e, idealmente, con persone che le usano ogni giorno. I tool automatici sono utili come primo filtro, ma non sostituiscono mai la verifica umana. E soprattutto, tutto va monitorato nel tempo: ogni aggiornamento del sito, ogni nuova funzionalità, ogni cambio di layout deve essere ricontrollato, perché una piccola modifica può introdurre barriere nuove.

Illustrazione vettoriale di uno scudo digitale che blocca un cookie tracciante e un plugin di overlay automatico su una pagina web, con un lucchetto che simboleggia la conformità GDPR.

I vantaggi vanno ben oltre il semplice rispetto della legge. Un e-commerce accessibile raggiunge una clientela più ampia – anziani, persone con disabilità temporanee, utenti in mobilità – riduce drasticamente i carrelli abbandonati e aumenta le conversioni. Costruisce fiducia e reputazione, in un settore dove le cause legali per discriminazione digitale sono in forte crescita. E trasforma un obbligo in un’opportunità economica reale: più inclusione significa più vendite, più fedeltà e meno rischi.

Le Linee Guida AgID non impongono soluzioni impossibili o costose. Offrono invece gli strumenti per farlo in modo pragmatico, calibrato sulle dimensioni dell’azienda e sul tipo di servizio. Per chi opera nel commercio elettronico è il momento giusto per prenderle in mano e iniziare a lavorare. Perché, come ricordava Tim Berners-Lee, inventore del web, la vera forza della rete sta nella sua universalità. L’accesso da parte di chiunque, disabilità o no, non è più un optional: dal 2025 è la regola, e ora, grazie a queste linee guida, è anche molto più semplice rispettarla. Chi lo fa per tempo non solo evita problemi, ma guadagna un vantaggio competitivo concreto e duraturo.

Roberto Scano

Esperto Internazionale di Accessibilità Digitale, Web Standards e Normativa ICT | Presidente IWA Italy Pioniere dell'accessibilità web in Italia, dal 2000 è Presidente di IWA Italy (International Web Association). Rappresentante ai tavoli W3C e ISO, e Presidente della commissione UNI per l'e-accessibility. Affianca AgID e le istituzioni nella stesura delle normative sull'accessibilità digitale. Autore di testi fondamentali sul tema e della voce "Accessibilità informatica" per l'Enciclopedia Treccani. Quando non decodifica direttive europee, si dedica alla cucina e al cosplay da Ghostbuster.

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