Stop alla distruzione dell’invenduto: la moda cambia pelle. La gestione dei resi con le nuove regole UE

Il Regolamento sulla Progettazione Ecocompatibile (ESPR – Ecodesign for Sustainable Products Regulation) è ormai realtà e introduce una delle norme più temute dai grandi retailer della moda: il divieto esplicito di distruggere i prodotti di consumo invenduti, con un focus immediato su tessili e calzature. È la fine di un’epoca, quella del “Fast Fashion” usa e getta che risolveva gli eccessi di magazzino con l’inceneritore.

Per l’e-commerce, che vive tassi di reso strutturalmente alti (nel Fashion spesso sopra il 30%), questa non è una norma etica, è una bomba logistica. Se il capo reso non può più essere “smaltito” facilmente perché ha un difetto minore o perché è fuori stagione, dove finisce?

Cosa dice la norma (in breve)

L’UE ha deciso che distruggere prodotti nuovi o resi in perfette condizioni è uno spreco di risorse inaccettabile. Il divieto si applica inizialmente alle grandi imprese, per poi estendersi progressivamente alle medie (le piccole e microimprese sono per ora esentate, ma attenzione alle filiere). Le aziende dovranno non solo smettere di distruggere, ma anche rendicontare ogni anno quanti prodotti scartano e perché, dimostrando di aver fatto il possibile per rimetterli in circolo.

L’impatto sui Resi E-commerce

Il vero nodo è la Reverse Logistics. Fino a ieri, processare un reso costava spesso più del valore del capo stesso (controllo qualità, ricondizionamento, stiratura, reimballaggio). Molti merchant, conti alla mano, preferivano mandare al macero i resi di basso valore o le collezioni vecchie. Dal 2026, questo calcolo economico non è più legale. Il “costo di smaltimento” diventa un “obbligo di valorizzazione”.

Tre Strategie per non farsi trovare impreparati

Se non possiamo più buttare, dobbiamo valorizzare. Ecco le tre strade obbligate per i merchant del settore moda:

  1. Il canale “Second Hand” / “Refurbished”: Creare una sezione del sito (o usare marketplace partner come Vinted o eBay) dedicata ai capi “Second Chance”. Un capo reso con un difetto impercettibile non è spazzatura, è un prodotto di Grado B che può essere venduto al 70% del prezzo.
  2. Donazione Certificata: Stringere accordi stabili con enti benefici. La donazione diventa un canale di scarico magazzino fiscalmente vantaggioso e normativamente compliant, ma richiede tracciabilità documentale.
  3. Riciclo Tessile (Upcycling): Per i capi davvero invendibili, l’unica via è il riciclo delle fibre. Non basta buttarli nell’indifferenziata: bisogna avere contratti con consorzi di riciclo tessile che certifichino che quel cotone diventerà isolante termico o nuovo filato.

La logistica di ritorno non è più l’ultima ruota del carro: diventa strategica quanto la vendita. Chi non si adatta, rischia sanzioni pesanti e un danno reputazionale ancora peggiore.

Redazione Linea e-Commerce

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