Mark Zuckerberg risponde ad Amazon Rufus lanciando “Vibes”. L’agente AI di Instagram trasforma il mood board dell’utente in un carrello della spesa pronto per il checkout.
Mark Zuckerberg risponde ad Amazon Rufus lanciando “Vibes”. L’agente AI di Instagram trasforma il mood board dell’utente in un carrello della spesa pronto per il checkout.
Meta avvia il roll-out europeo degli “Shopping Agents”. L’integrazione AI su WhatsApp permette agli utenti di delegare ricerca e acquisto a un assistente virtuale, trasformando la chat in un marketplace attivo. Per i brand significa ripensare il customer journey: dalla navigazione alla conversazione.
Bruxelles ha formulato accuse preliminari nei confronti di Meta Platforms (Facebook-Instagram) e TikTok per violazioni della trasparenza online. Accesso ai dati ridotto, meccanismi di ricorso deboli: la sovranità digitale entra nei fatti
Mentre l’Ai Act entra nella sua fase cruciale, l’Italia rischia di arrivare impreparata. Intanto, Meta è sotto indagine Antitrust per l’integrazione forzata dell’Ai su WhatsApp e rifiuta di firmare il Codice di condotta europeo
Meta ha patteggiato con un’attivista, accettando di non usare più i suoi dati personali per la pubblicità mirata su Facebook. Il caso, sostenuto anche dall’autorità britannica per la privacy, potrebbe aprire la strada a un nuovo diritto di opposizione. Intanto in Europa cresce la pressione legale su Meta per l’uso dei dati degli utenti, anche in ambito IA
Gli attivisti per i diritti digitali del gruppo Ekō, hanno raccolto 5.000 firme per chiedere a Meta di non usare più i dati a scopo di marketing: l’azienda, sembra, stia continuando a farlo nonostante la mancanza di consenso
Meta ha modificato la policy sulla privacy, consentendo l’uso dei dati di circa 4 miliardi di utenti iscritti per addestrare il proprio programma di AI. La Ong austriaca Noyb ha presentato denuncia a undici Garanti per la privacy europei ottenendo una momentanea sospensione
Il meccanismo “pay or consent” chiede agli utenti di Facebook e Instagram di scegliere se pagare per evitare annunci o navigare gratis concedendo l’uso dei dati per pubblicità mirate. Secondo la Commissione europea, il modello violerebbe le norme del Dsa sulla concorrenza digitale