Dai “vizi del reso” alla trasparenza: il caso ASOS e la nuova frontiera del nudging nell’e-commerce

Il 6 gennaio 2026 segna un punto di svolta nelle dinamiche operative della moda online. ASOS, il colosso londinese dell’e-commerce di moda e cosmetici, ha ufficialmente rilasciato nel Regno Unito un tool di trasparenza, integrato nella propria app, che permette a ogni utente di visualizzare il proprio tasso di reso personale e di comprendere come questo influisca sull’accesso alle politiche di spedizione gratuita. Non si tratta di una semplice modifica contrattuale, ma di un cambio radicale nella gestione e prevenzione dei resi: il passaggio dalla “punizione” (le fee occulte o i blocchi improvvisi) all’educazione attiva del consumatore tramite il nudging o spinta gentile.

Chi ha seguito il mio intervento al Richmond e-commerce forum ricorderà quanto avessi insistito sul concetto che il reso non è una perdita netta, bensì un’occasione per comprendere il disallineamento tra le aspettative del consumatore e la realtà del prodotto consegnato. Oggi, l’iniziativa di ASOS convalida quella tesi, portando il dato direttamente nelle mani del cliente.

Il fenomeno dei “Guardarobieri” e dei Serial Returners

Nel settore della moda, la gestione della logistica inversa è il “killer silenzioso” della marginalità. Recenti dati di mercato per il 2025 indicano che il tasso medio di reso nell’e-commerce ha raggiunto punte del 30% nel fashion e fino al 50% nel segmento lusso1. Di fronte a numeri simili, i merchant non possono più permettersi una gestione passiva.

Durante la mia presentazione “I vizi del reso”, avevo classificato alcune tipologie comportamentali critiche che oggi ASOS cerca di mitigare:

  • I Guardarobieri (Wardrobing): Soggetti che effettuano acquisti fraudolenti per un uso limitato nel tempo (sfoggiare un abito a un evento o per un post sui social) per poi restituire il bene in prossimità della scadenza del termine di recesso.
  • I Restitutori Seriali (Serial Returners): Clienti con tassi di reso sistematicamente superiori alla media, che utilizzano il salotto di casa come camerino di prova senza una reale intenzione d’acquisto per l’intero carrello.
gestione dei resi e-commerce | I clienti col vizio del reso
Credit: Andrea Spedale, “I Vizi del Reso”, Aprile 2022 Richmond e-Commerce forum

Dalla punizione all’accountability

La nuova politica di ASOS prevede che gli utenti con un tasso di reso superiore al 70% (su una base di almeno tre ordini) debbano corrispondere una tariffa di 3,95 sterline per il reso, a meno che non decidano di trattenere merce per un valore superiore a 40 sterline. Per chi supera l’80%, scatta inoltre una restocking fee addizionale.

La vera innovazione, tuttavia, non risiede nella sanzione economica – già introdotta sperimentalmente nel 2024 – ma nella proattività del dato.
L’app di ASOS ora emette avvisi quando il comportamento d’acquisto si avvicina alle soglie critiche, offrendo suggerimenti pratici (guida alle taglie, video a 360 gradi, assistenti di fit basati su AI) per ridurre la probabilità di errore. È l’applicazione pratica della strategia della trasparenza: rendere il cliente responsabile (accountable) del proprio impatto operativo e ambientale.

Cause del reso e responsabilità del merchant

Sarebbe però un errore imputare ogni reso al “vizietto” del consumatore. Come analizzato a Richmond, alla base di ogni restituzione risiede spesso una lacuna del merchant:

  1. Disallineamento soggettivo di idoneità: Il bene non è idoneo all’uso specifico richiesto dal cliente.
  2. Mancanza di qualità percepita: La discrepanza tra la foto patinata della scheda prodotto e la realtà materica dell’oggetto.
  3. Errori logistici: Danni durante il trasporto o invio di taglie errate, che spostano il rischio sul merchant fino alla consegna materiale del bene.

ASOS affronta questo lato della medaglia arricchendo le pagine prodotto con contenuti realistici, mirando a ridurre quel “messy middle” decisionale che spesso sfocia in acquisti impulsivi e successivi pentimenti.

Considerazioni per il mercato italiano

In un contesto come quello italiano, dove la fiducia e la chiarezza sono driver fondamentali del riacquisto, i merchant devono osservare con attenzione questo case study. L’abbandono della strategia della “etichetta pronta nella scatola” (label-in-the-box), che io stesso ho criticato per la perdita di dati preziosi sui motivi del reso, a favore di portali di reso digitale e trasparenza sui dati, permette di trasformare un costo logistico in una opportunità di marketing di conservazione.

Gestire i resi significa oggi gestire le informazioni. Chi sarà in grado di “educare” il proprio cliente, fornendo gli strumenti per non sbagliare l’acquisto, proteggerà i propri margini senza rinunciare alla crescita. La via segnata dalle Big Tech, pur tra qualche polemica per l’irrigidimento delle policy, indica chiaramente che l’era del “reso gratuito incondizionato per tutti” è giunta al termine per lasciare spazio a un e-commerce più consapevole e sostenibile.


  1. Statista – Global E-commerce Returns e Salesforce Shopping Index (Holiday Report 2025)
    e McKinsey – The State of Luxury Goods 2025, McKinsey – The State of Fashion 2025 ↩︎

Andrea Spedale

Presidente AICEL, Associazione Italiana Commercio Elettonico Da sempre appassionato di informatica e commercio. Queste passioni hanno influenzato le scelte formative (perito informatico, laurea in economia e commercio con tesi “marketing e nuove tecnologie di comunicazione”) e le scelte di vita (imprenditore ed e-imprenditore). E' un imprenditore nel settore industriale e dall’ottobre 2002 anche un e-imprenditore con diversi negozi attivi on-line in 3 diversi settori. Nel settembre 2004 ha dato il via al progetto aicel e nel e settembre 2007 ha fondato AICEL la prima e unica associazione italiana dedicata al commercio elettronico dove attualmente ricopre la carica di presidente.

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