Dogane, boom di controlli sull’e-commerce: nel mirino i piccoli pacchi extra UE
Nel 2025 i controlli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sull’e-commerce sono aumentati del 26,2%. Il dato, riportato da Il Sole 24 Ore, fotografa una tendenza ormai chiara: il commercio online, soprattutto quello legato ai piccoli pacchi provenienti da Paesi extra UE, è diventato uno dei fronti più rilevanti della vigilanza doganale.
La crescita dei controlli segue l’aumento dei flussi. Nel 2025 sono state presentate 16 milioni di dichiarazioni doganali in più rispetto al 2024, con una media di circa 1,3 milioni di dichiarazioni aggiuntive ogni mese. A crescere, quindi, non sono solo gli acquisti online dall’estero, ma anche l’attenzione delle autorità verso sicurezza, fiscalità e correttezza delle dichiarazioni.
Il nodo dei piccoli pacchi
Il fenomeno riguarda in particolare le spedizioni di basso valore. Secondo la Commissione europea, nel 2025 le spedizioni low value hanno raggiunto 5,88 miliardi di articoli, rappresentando quasi il 98% degli articoli importati nell’Unione europea.
La gran parte di questi flussi arriva dalla Cina, che pesa per il 93% dei volumi dell’e-commerce importato nell’UE. È il modello reso popolare dalle grandi piattaforme cross-border: prodotti a basso costo, spedizioni dirette al consumatore e volumi enormi da gestire per le dogane.
Non solo dazi e IVA
Il tema non riguarda soltanto il pagamento di dazi e IVA. I controlli servono anche a intercettare prodotti contraffatti, merci non sicure, articoli non conformi agli standard europei o dichiarazioni doganali non corrette.
Per questo la dogana diventa sempre più un presidio anche per la tutela dei consumatori e per la concorrenza leale. Quando prodotti extra UE entrano nel mercato europeo senza rispettare gli stessi obblighi richiesti agli operatori italiani ed europei, si crea uno squilibrio competitivo evidente.
Il dazio fisso dal 2026
In questo contesto si inserisce anche la decisione europea di introdurre, dal 1° luglio 2026, un dazio fisso di 3 euro sui piccoli pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra UE.
La misura punta a rendere più sostenibile la gestione di miliardi di spedizioni a basso valore e a ridurre gli squilibri tra operatori europei e venditori extra UE. Per i consumatori potrebbe significare un aumento del costo finale di molti acquisti online a basso prezzo, mentre per marketplace e operatori internazionali aumenterà la pressione su dichiarazioni, logistica e conformità.
Un segnale per i merchant
Per gli e-commerce italiani non c’è una rivoluzione immediata, ma il segnale è importante. La direzione è quella di un mercato digitale più controllato, in cui tracciabilità, sicurezza prodotto, documentazione e correttezza delle informazioni diventano sempre più centrali.
Chi importa da Paesi terzi, lavora con fornitori extra UE o vende prodotti acquistati fuori dall’Unione dovrebbe verificare con attenzione documentazione doganale, origine e valore della merce, etichettatura, conformità al GPSR, garanzie e informazioni al consumatore.
Più che un cambio improvviso, siamo davanti a un’accelerazione di una tendenza già in corso: l’e-commerce internazionale è ormai pienamente dentro le dinamiche del commercio globale, con le stesse responsabilità e gli stessi controlli richiesti agli altri canali.
