L’era del commercio globale privo di attriti sembra avviarsi alla conclusione. Secondo l’Agility Emerging Markets Logistics Index 2026, il protezionismo non è più una misura temporanea ma un elemento strutturale della logistica moderna. Il report, che raccoglie i pareri di oltre 800 dirigenti del settore, evidenzia come oltre il 65% degli operatori preveda un ulteriore inasprimento delle barriere tariffarie nel corso dell’anno.
Per l’e-commerce cross-border, questo si traduce in una volatilità estrema del landed cost. Il fenomeno del “Tariff-Hopping” — lo spostamento della produzione in paesi terzi per aggirare i dazi (es. Cina verso Vietnam o Messico) — è finito sotto la lente delle autorità doganali UE e USA, che hanno intensificato i controlli sulle regole di origine.
Il report segnala inoltre come l’incertezza normativa spinga i merchant verso il front-loading, ovvero l’importazione massiva preventiva per anticipare nuovi dazi. Questa dinamica satura le infrastrutture e provoca picchi improvvisi nei noli marittimi e aerei. La raccomandazione per gli e-commerce manager è la diversificazione: spostare lo stoccaggio all’interno dei mercati di destinazione per stabilizzare i costi ed evitare i rischi legati alla frammentazione dei piccoli pacchi transfrontalieri.
