Nel 2025 sono entrati nel mercato europeo quasi 6 miliardi di articoli di modesto valore. I controlli restano numerosi, ma non riescono a crescere allo stesso ritmo delle importazioni. Le verifiche mirate mostrano inoltre percentuali elevate di prodotti non conformi.
La crescita degli acquisti online da venditori situati fuori dall’Unione europea sta cambiando radicalmente il lavoro delle dogane. Il problema non riguarda soltanto il numero delle spedizioni, ma soprattutto la difficoltà di verificare che miliardi di prodotti rispettino le norme europee in materia di sicurezza, salute, etichettatura e tutela dell’ambiente.
Secondo il rapporto pubblicato il 20 luglio 2026 dalla Commissione europea, nel corso del 2025 sono stati immessi in libera pratica nell’Unione circa 6 miliardi di articoli. Il volume è quasi triplicato rispetto al 2022 ed è alimentato principalmente dalle vendite online effettuate da operatori stabiliti al di fuori dell’UE. Gli invii legati all’e-commerce rappresentano ormai oltre il 97% degli articoli gestiti in ingresso dalle autorità doganali europee.
Un controllo ogni 15 mila articoli
In termini assoluti, le dogane europee hanno effettuato 387.588 interventi di controllo nel 2025. Nel 2022 erano stati circa 305 mila e nel 2024 avevano raggiunto quota 395 mila.
Il numero delle verifiche, quindi, non è diminuito drasticamente. È invece cresciuto molto meno rapidamente rispetto alla quantità di merci importate.
Nel 2022 venivano controllati mediamente 203 articoli ogni milione di prodotti entrati nell’Unione. Nel 2025 il rapporto è sceso a 65 ogni milione: in termini statistici, significa circa un articolo controllato ogni 15.385.
Anche il numero di prodotti effettivamente bloccati alla frontiera per irregolarità o rischi gravi è sceso sotto i dieci articoli ogni milione di importazioni. Il dato non indica necessariamente che le merci siano diventate più sicure, ma evidenzia quanto sia difficile individuare i prodotti problematici all’interno di un flusso così ampio e frammentato.
Quasi sei miliardi di articoli di basso valore
L’aumento è particolarmente evidente nel segmento delle spedizioni con valore inferiore a 150 euro.
Nel 2022 gli articoli riconducibili a questa categoria erano circa 1,39 miliardi. Nel 2024 erano già saliti a 4,6 miliardi, per arrivare a quasi 5,9 miliardi alla fine del 2025, con una crescita del 26% in un solo anno.
Si tratta generalmente di prodotti molto economici: nella prima metà del 2025 il valore medio di ogni articolo era pari a 8,82 euro. Gli invii di basso valore costituivano il 97,9% degli articoli importati, ma rappresentavano solamente il 2,1% del valore economico complessivo delle importazioni.
La provenienza è fortemente concentrata. In termini di quantità, il 93% degli articoli arrivava dalla Cina, seguita a grande distanza da Regno Unito e Stati Uniti.
I controlli mirati mostrano irregolarità diffuse
La difficoltà di effettuare verifiche sistematiche non significa che i prodotti irregolari siano pochi. Al contrario, i risultati delle operazioni mirate condotte nel 2025 indicano livelli di non conformità particolarmente elevati.
Nel corso di una campagna europea coordinata, 27 autorità doganali e 108 autorità competenti per la vigilanza del mercato hanno effettuato controlli approfonditi su giocattoli, piccoli apparecchi elettronici, cosmetici, dispositivi di protezione individuale e integratori alimentari acquistati online da venditori extra UE.
Durante la prima fase sono stati controllati 20.040 giocattoli e piccoli dispositivi elettronici. Il 64% non rispettava le prescrizioni europee relative, ad esempio, alla documentazione, alla marcatura o alle informazioni obbligatorie.
Una selezione di 659 prodotti è stata sottoposta anche a prove di laboratorio. In 534 casi, pari a circa l’81%, sono state riscontrate irregolarità o condizioni di pericolo, tra cui rischi di soffocamento, scosse elettriche, presenza di sostanze chimiche e asfissia.
Problemi anche per cosmetici, protezioni e integratori
La seconda fase dell’operazione ha interessato 11.338 articoli, tra cosmetici, dispositivi di protezione individuale e integratori alimentari.
Tra i 5.772 cosmetici analizzati, il 65% è risultato non conforme agli standard europei. Le irregolarità riguardavano, tra gli altri aspetti, etichette e marcature mancanti o errate, documentazione insufficiente e presenza di ingredienti non consentiti.
Per i dispositivi di protezione individuale, come caschi, guanti, occhiali da sole e giubbotti salvagente, il tasso di non conformità ha raggiunto il 60%. Tra i 3.474 integratori alimentari sottoposti a verifica, invece, il 63% non rispettava le prescrizioni applicabili.
Questi risultati non possono essere automaticamente estesi a tutti i prodotti acquistati online, perché derivano da controlli mirati verso categorie e spedizioni considerate maggiormente a rischio. Mostrano però che, quando le autorità riescono a eseguire verifiche approfondite, le irregolarità emergono con una frequenza significativa.
Il problema non è l’e-commerce, ma l’asimmetria dei controlli
L’e-commerce consente anche alle piccole imprese di raggiungere clienti internazionali e offre ai consumatori una scelta molto ampia. Il punto critico riguarda la disparità tra chi opera stabilmente nel mercato europeo, sostenendo costi e responsabilità di conformità, e alcuni venditori extra UE che riescono a raggiungere direttamente il consumatore attraverso milioni di microspedizioni.
Un operatore europeo deve rispettare norme su sicurezza dei prodotti, etichettatura, tracciabilità, responsabilità del produttore, gestione ambientale e tutela dei consumatori. Quando un articolo non conforme entra nell’Unione attraverso una spedizione individuale, il controllo diventa invece più difficile e costoso.
La quantità di piccoli invii rende poco realistico un sistema fondato prevalentemente sull’ispezione fisica. Per questo la risposta europea si sta spostando verso la raccolta preventiva dei dati, l’analisi del rischio, la responsabilizzazione delle piattaforme e una maggiore cooperazione tra dogane e autorità di vigilanza.
Dazio da 3 euro e riforma delle dogane europee
Dal 1° luglio 2026 l’Unione europea ha introdotto un dazio doganale temporaneo di 3 euro sugli articoli di valore non superiore a 150 euro provenienti da Paesi terzi.
Il dazio viene calcolato in base alla classificazione tariffaria dei prodotti presenti nella spedizione. Il venditore o l’importatore è responsabile della dichiarazione e del pagamento nell’ambito della procedura doganale.
La misura punta a ridurre il vantaggio competitivo derivante dall’esenzione precedentemente applicata agli invii di modesto valore, contrastare le dichiarazioni inesatte e contribuire ai costi sostenuti per la vigilanza.
La riforma doganale europea prevede inoltre la creazione di una nuova Autorità doganale dell’UE con sede a Lille e di un Customs Data Hub comune. La piattaforma dovrà consentire alle amministrazioni nazionali di condividere informazioni e utilizzare strumenti di analisi avanzata per individuare preventivamente le spedizioni più rischiose.
Per l’e-commerce, il nuovo sistema dovrebbe iniziare a essere operativo dal 2028. Le piattaforme assumeranno un ruolo più diretto come importatori ufficiali e dovranno contribuire a garantire il pagamento dei tributi e la conformità dei prodotti venduti ai consumatori europei.
Controlli più selettivi e responsabilità lungo la filiera
Controllare fisicamente ogni pacco non è possibile. La strategia europea dovrà quindi concentrarsi sulla qualità delle informazioni disponibili prima dell’arrivo delle merci e sulla possibilità di risalire rapidamente al produttore, al venditore e alla piattaforma che ha facilitato la transazione.
Dati completi e affidabili permetterebbero alle dogane di selezionare le spedizioni più sospette, mentre una maggiore responsabilità degli intermediari potrebbe evitare che gli obblighi ricadano soltanto sul consumatore finale o sulle autorità pubbliche.
La crescita dell’e-commerce internazionale richiede, in definitiva, un sistema di vigilanza costruito sulla stessa scala e velocità del commercio digitale. Senza strumenti comuni, condivisione dei dati e controlli basati sul rischio, il divario tra merci importate e prodotti effettivamente verificati rischia di continuare ad aumentare.
Fonti principali: rapporto della Direzione generale Fiscalità e Unione doganale della Commissione europea sui controlli di conformità alle frontiere UE; dati europei sugli acquisti online e sugli invii di basso valore; documentazione sulla riforma dell’Unione doganale e sul dazio temporaneo introdotto dal 1° luglio 2026.
