Se aprendo i vostri report di Google Analytics o Search Console nelle ultimi giorni avete notato un crollo verticale del traffico proveniente dal canale “Discover” (o dal generico “Direct / Unknown” su Android), sappiate che non siete soli. Dai forum internazionali di Webmaster World ai gruppi Telegram dei SEO specialist italiani, l’allarme è generale e il sentiment è di puro panico: Google ha avviato, silenziosamente ma brutalmente, un nuovo aggiornamento dell’algoritmo del suo feed predittivo. E questa volta, nel mirino, non c’è solo la qualità tecnica della pagina, ma l’origine stessa del contenuto.
È il “Valentine’s Update” (non ufficiale), e sta ridisegnando la visibilità mobile per il 2026.
Il crollo dei siti “Made for Advertising”
Sebbene Google non abbia rilasciato note ufficiali tramite la dashboard Search Status, i dati empirici raccolti dalle principali suite SEO (Semrush e Sistrix in testa) mostrano una volatilità classificata come “Estrema” a partire dal pomeriggio del 10 Febbraio 2026. Chi sta perdendo traffico? L’analisi dei domini colpiti evidenzia un pattern chirurgico. A crollare, con perdite che in alcuni casi toccano il -60% delle impression, sono due tipologie di portali:
- I siti di Affiliazione Aggressiva: Quelli che pubblicano decine di recensioni prodotto al giorno, spesso tradotte automaticamente o scritte da LLM (Large Language Models) senza un reale test del prodotto.
- I News aggregator: I portali che ripubblicano notizie generaliste con titoli sensazionalistici (Clickbait) che non mantengono la promessa nel contenuto.
L’algoritmo sembra aver affinato drasticamente la sua capacità di distinguere tra un articolo scritto per l’utente (Helpful Content) e un testo ottimizzato solo per catturare il clic e monetizzare tramite display advertising. La metrica che sembra aver condannato questi siti è il Pogo-Sticking: l’utente clicca sulla card di Discover, atterra sul sito, non trova valore immediato e torna indietro al feed in meno di 5 secondi. Google ha deciso che questi “rimbalzi” non sono più tollerabili.
La guerra all’AI non dichiarata (ma evidente)
Il cuore dell’aggiornamento sembra essere una nuova stretta sui contenuti generati massivamente tramite Intelligenza Artificiale, il cosiddetto “AI Slop”. Attenzione: Google non penalizza l’AI in sé, ma l’AI “pigra”. Le schede prodotto e i blog post generati con prompt generici (“Scrivi un articolo su come scegliere le scarpe da corsa”) stanno scomparendo dai feed. Il motivo è la mancanza di E-E-A-T (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness). Nel 2026, l’algoritmo di Discover cerca segnali di “Esperienza Umana Reale”. Vuole opinioni soggettive, foto scattate “dal vivo” (non stock), aneddoti personali. Tutto ciò che è asettico, enciclopedico e chiaramente sintetico viene declassato a favore di contenuti che mostrano un punto di vista unico.
La svolta: Discover diventa un feed Video (TikTok style)
Ma se qualcuno piange, qualcun altro festeggia. L’update di Febbraio 2026 segna il definitivo sorpasso del formato video su quello testuale all’interno di Discover. I merchant e gli editori che hanno integrato Web Stories o brevi clip video verticali (stile YouTube Shorts) direttamente nelle loro pagine stanno registrando incrementi di visibilità a doppia cifra (+25% medio).
Google sta chiaramente cercando di trattenere l’utente nel proprio ecosistema visivo per combattere l’egemonia di TikTok e Instagram. Una scheda prodotto e-commerce che contiene solo una foto statica su sfondo bianco ha oggi pochissime chance di apparire in Discover. La stessa scheda, arricchita da un video di 15 secondi che mostra il prodotto in uso (indossato, testato, aperto), viene invece spinta dall’algoritmo nel carosello “Video” o “Visual Stories”.
Cosa fare subito per recuperare il traffico
Per gli E-commerce Manager e i SEO che facevano affidamento su Discover per la fase di Discovery (consapevolezza del brand), la strategia deve cambiare radicalmente da oggi:
- Stop alle Immagini Stock: Le foto generiche vengono ignorate o riconosciute come duplicate. L’immagine di copertina (og:image) deve essere originale, ad alta risoluzione (almeno 1200px di larghezza) e, possibilmente, deve includere persone reali.
- Titoli “Onesti” ma Curiosi: Il clickbait estremo è morto, ma il titolo noioso non funziona. Bisogna lavorare su titoli che creano curiosità senza ingannare (“Abbiamo testato X per 30 giorni: ecco cosa è successo” funziona meglio di “Recensione X”).
- Video First: Inserire un video nativo nella parte alta della pagina (above the fold) aumenta il Dwell Time (tempo di permanenza) e invia a Google un segnale di qualità fortissimo.
- Autorevolezza: Assicuratevi che i contenuti del blog siano firmati da autori con una bio reale e link ai profili social. L’anonimato è il nemico numero uno di Discover nel 2026.
Non è un bug momentaneo, è la nuova normalità: Google non vuole più essere un lettore di feed RSS, vuole essere una piattaforma di esperienze. Chi non si adatta, resta invisibile.
