Dal 17 aprile 2026 spedire con la logistica di Amazon costerà di più. Un +3,5% netto su tutte le tariffe FBA.
Seattle giustifica la mossa con i rincari del carburante e le tensioni in Medio Oriente che hanno fatto schizzare i costi di trasporto nell’ultimo trimestre. La macroeconomia è affascinante, ma a noi interessa il conto economico. E quel 3,5% in più non è altro che un colpo diretto all’utile netto di chi vende sul marketplace.
Nessuna illusione: l’Europa non è esente e l’Italia è pienamente coinvolta. L’aggiornamento tariffario è strutturale.
Questo rincaro si abbatterà sulle operations italiane in due modi ben precisi. Sulle spedizioni nazionali (Amazon.it), la percentuale si applica al costo puro di pick, pack and ship. Se oggi gestire un pacco standard costa 3,50 euro, da metà aprile si passerà a circa 3,62 euro. Sembrano pochi centesimi. Ma su migliaia di colli mensili, per chi ha margini già all’osso, è la differenza tra chiudere in attivo o lavorare per la gloria.
Poi c’è l’estero. Chi usa il programma Paneuropeo (Pan-EU) o la Rete Logistica Europea (EFN) si troverà la maggiorazione calcolata su tariffe transfrontaliere storicamente già più pesanti. Vendere in Francia o Germania richiederà un’analisi di redditività chirurgica.
Serve intervenire sui cataloghi. Subito.
Rifare i conti: il nuovo Break-Even Il Break-Even Point va ricalcolato oggi. Ogni SKU deve includere la nuova tariffa. Soprattutto sui prodotti con uno scontrino sotto i 15 euro o con volumi ingombranti, l’erosione è letale. Molti articoli finiranno inevitabilmente in perdita netta e vanno individuati prima del 17 aprile.
Pricing e l’illusione della Buy Box Assorbire il colpo riducendo il proprio utile non è sempre sostenibile. Alzare i prezzi al pubblico, d’altro canto, vi espone alla perdita della Buy Box contro concorrenti disposti a farsi male pur di mantenere le quote di mercato.
La via d’uscita più concreta si chiama bundle. Raggruppare più articoli in un’unica spedizione permette di spalmare il rincaro FBA su un carrello medio più alto. È una mossa che l’algoritmo digerisce bene e che protegge il conto in banca.
Tagliare il ramo secco del magazzino La sovrattassa non annulla i costi di stoccaggio, ci si somma. Mantenere merce a bassa rotazione nei poli Amazon oggi è un lusso inaccettabile. Svuotate le giacenze inutili. Il dead stock va fatto fuori con promozioni aggressive prima che scatti il rincaro. Lo spazio e il budget logistico vanno riservati in via esclusiva ai prodotti cash cow, gli unici capaci di assorbire i nuovi costi di Seattle continuando a generare cassa.
