Il contrasto alla vendita di prodotti contraffatti online entra finalmente in una fase operativa. Nelle ultime ore, la Commissione Europea e l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) hanno ufficializzato una partnership che sposta il Digital Services Act (DSA) dal piano dei principi giuridici a quello dell’esecuzione tecnologica. Non siamo di fronte all’ennesima dichiarazione d’intenti. L’accordo stabilisce un’integrazione di dati pensata per ripulire i marketplace europei, garantendo ai merchant che rispettano le regole uno spazio meno inquinato da attori sleali.
Il cuore del protocollo risiede in un canale di comunicazione diretto tra le piattaforme digitali e i database dell’EUIPO. Fino a oggi, la lotta ai falsi seguiva una logica puramente reattiva. I titolari dei marchi individuavano la violazione, inviavano una segnalazione e attendevano rimozioni che spesso arrivavano con tempi biblici, mentre l’annuncio ricompariva quasi istantaneamente sotto altre spoglie. Lo scenario ora cambia. Le informazioni sui marchi registrati verranno incrociate sistematicamente con i database dei prodotti in vendita. L’enforcement del DSA diventa così proattivo, imponendo alle piattaforme l’uso di questi flussi informativi per intercettare i beni contraffatti prima ancora che raggiungano il consumatore.
Questa accelerazione richiama quanto già analizzato nei nostri precedenti approfondimenti sulla responsabilità delle piattaforme e sulla sicurezza dei prodotti. Se in passato il dibattito si concentrava sulla trasparenza degli algoritmi, oggi la partita si gioca sulla tracciabilità dei venditori. L’EUIPO supporterà l’implementazione di sistemi per identificare i soggetti recidivi, applicando il principio del Know Your Business Customer (KYBC) con un rigore inedito. Per chi vende prodotti originali è una svolta positiva: la concorrenza basata su prezzi impossibili, dettati dal falso, viene colpita alla radice, restituendo ossigeno ai marchi autentici.
Ma la pressione non risparmia i merchant onesti, che dovranno alzare l’asticella della precisione documentale. Con l’integrazione dei sistemi EUIPO, ogni minima incongruenza nelle autorizzazioni alla vendita potrebbe generare blocchi immediati. Non sarà più sufficiente dichiararsi autorizzati; servirà una prova dell’originalità verificabile digitalmente in tempo reale. La Commissione Europea è stata chiara: non sono ammesse zone grigie. Chi non si adegua rischia la sospensione degli account, in linea con le sanzioni pesantissime previste per le violazioni sistemiche del DSA.
In definitiva, la collaborazione tra Commissione UE ed EUIPO chiude il cerchio iniziato con il Regolamento sulla Sicurezza Generale dei Prodotti (GPSR). Il segnale che arriva da Bruxelles è inequivocabile. Lo spazio digitale europeo cessa di essere un porto franco per la contraffazione. La tecnologia, che per anni ha permesso ai falsari di scalare i propri volumi d’affari, viene ora utilizzata per costruire un’architettura di sorveglianza dei dati capace di colpire l’illegalità diffusa in modo capillare.
