L’occhio vuole la sua parte: perché la Gen Z ha smesso di cercare su Google

C’è un momento preciso in cui un’abitudine consolidata per decenni si sgretola sotto il peso di nuovi linguaggi. Per chi si occupa di marketing e vendite online, quel momento è adesso. Nel settore fashion e beauty, la barra di ricerca di Google sta diventando, per le fasce d’età comprese tra i 18 e i 34 anni, una sorta di vecchio elenco telefonico: utile per trovare un indirizzo o un numero, quasi inutile per scoprire cosa vale la pena comprare. Il dato è netto: oltre il 60% degli acquisti in queste categorie nasce oggi da una ricerca effettuata direttamente su TikTok, Instagram o YouTube. Il testo cede il passo al video, la parola chiave alla dimostrazione visiva e il vecchio funnel di marketing viene letteralmente polverizzato.

Siamo di fronte a un cambio di rotta che mette in crisi i modelli di vendita tradizionali. Il consumatore non si fida più della promessa scritta di un annuncio pubblicitario, ma cerca la convalida estetica del contenuto generato dagli utenti. Non si tratta semplicemente di una preferenza generazionale per il formato breve, ma di una richiesta di autenticità che il motore di ricerca testuale non può soddisfare. L’utente interroga il social network come se fosse un esperto di fiducia, cercando recensioni ravvicinate, prove d’uso reali e confronti cromatici che nessuna descrizione prodotto potrà mai eguagliare. La ricerca non è più un atto solitario tra l’uomo e l’algoritmo, ma un’esperienza collettiva di validazione visiva.

Per i merchant italiani, questo scenario impone un ripensamento totale della presenza digitale. Se la scoperta del brand avviene su piattaforme dove l’algoritmo premia la rilevanza visiva e l’interazione spontanea, continuare a investire esclusivamente in SEO testuale significa parlare a un pubblico che ha già cambiato canale. La partita si è spostata sulla capacità di produrre contenuti che rispondano a domande concrete attraverso le immagini, riducendo al minimo la distanza tra l’ispirazione e l’acquisto.

Chi non presidia la ricerca video sta di fatto scomparendo dai radar di metà della popolazione attiva, un rischio che nessuna azienda può permettersi nel mercato iper-competitivo di oggi. Il tempo del “clicca qui” sta lasciando il posto al “guarda questo”, e la velocità di adattamento a questo nuovo alfabeto deciderà chi rimarrà rilevante nei prossimi anni. Non è più una scelta estetica, ma una necessità di sopravvivenza commerciale in un ecosistema dove l’immagine ha definitivamente vinto sulla parola.

Serena Gentico

Analista di sistemi e-commerce e Caporedattore di Linea e-Commerce, Serena Gentico opera alla costante intersezione tra flussi di dati globali e narrazione d’impresa. Con una solida competenza tecnica sulle architetture digitali (Shopify, Magento), Serena eccelle nel distillare il rumore dei mercati in inchieste lucide, orientate alla conversione e al risultato. Specializzata nella sintesi analitica ad alta velocità, il suo lavoro per la testata funge da ponte fluido tra la complessità dei KPI e la chiarezza della cronaca economica: per Serena, ogni dato è una sequenza di business da decodificare e ogni trend un segnale di mercato da anticipare con precisione chirurgica.

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