L’Unione Europea intensifica l’azione contro le grandi piattaforme digitali, tra indagini antitrust, sanzioni e regole più severe su trasparenza e concorrenza, per ridisegnare il rapporto tra Big Tech, mercato e cittadini
Nel 2025 l’Unione Europea ha intensificato l’azione contro le grandi aziende tecnologiche, posizionandosi in modo sempre più deciso nello scontro con i giganti del digitale su mercati, concorrenza e contenuti. Da Bruxelles arrivano segnali chiari: i regolatori non si limitano più a elaborare leggi e norme ma le applicano con decisione, facendo sentire il peso delle regole europee anche nei confronti dei colossi statunitensi.
Un primo elemento centrale della strategia europea riguarda le indagini e le sanzioni nei confronti delle Big Tech che avrebbero violato le norme sui mercati digitali e sui servizi online. Nel corso dell’anno, la Commissione europea ha intensificato i controlli sulle pratiche di colossi come Apple, Meta, Google e altri operatori dominanti, arrivando a contestare comportamenti ritenuti anticompetitivi o non conformi alle regole previste dal quadro giuridico comunitario.
Queste azioni regolatorie si inseriscono in un contesto legislativo già in vigore da alcuni anni ma che nel 2025 ha visto un’applicazione più rigorosa delle norme digitali. Tra questi strumenti legislativi spiccano il Digital Markets Act (Dma) e il Digital Services Act (Dsa), progettati pergarantire mercati più equi, maggiore trasparenza e responsabilità delle piattaforme nell’ambito dei contenuti e dei comportamenti online. Il Dma mira a combattere le pratiche anti-concorrenziali delle grandi piattaforme definite “gatekeeper”, mentre il Dsa prescrive regole precise per la moderazione dei contenuti, protezione degli utenti e riduzione dei rischi sistemici legati all’uso dei servizi digitali.
Nel 2025, l’Unione ha non solo aggiornato il quadro normativo ma anche avviato procedimenti e sanzioni concrete nei confronti di imprese sospettate di violare queste norme.I regolatori europei hanno intensificato le indagini sulle pratiche delle Big Tech, contestando loro possibili infrazioni alle regole sui mercati e sui servizi digitali, con l’obiettivo di ridurre abusi di posizione dominante e pratiche discriminatorie nei confronti di concorrenti più piccoli.
Questo approccio più deciso si accompagna a un clima di tensione commerciale e politica tra Bruxelles e Washington. A fronte delle sanzioni e dei procedimenti avviati contro aziende tecnologiche a maggioranza statunitense, gli Stati Uniti hanno più volte espresso critiche e avvertimenti, sottolineando il rischio di ritorsioni o contromisure commerciali nel caso in cui le misure europee fossero percepite come discriminatorie.
Peraltro, le iniziative dei regolatori europei vanno oltre le questioni di concorrenza. C’è, infatti, una crescente richiesta di applicazione rigorosa delle regole da parte dei cittadini europei stessi: sondaggi recenti indicano che una parte significativa della popolazione nell’Ue desidera un’applicazione più severa delle normative digitali per proteggere utenti e Pmi dalla sproporzione di potere delle grandi piattaforme.
In questa cornice, il 2025 si configura come un anno in cui le autorità europee hanno deciso di passare dalla fase di stesura delle regole a quella di enforcement effettivo, sfidando le Big Tech non soltanto sulla carta ma nelle pratiche quotidiane del mercato digitale. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la tutela della concorrenza, dei consumatori e della trasparenza, creando un ecosistema digitale più equo e resiliente.
Tuttavia, l’intensificarsi delle azioni regolatorie porta con sé sfide complesse e reazioni internazionali. Le grandi piattaforme tecnologiche, abituate a operare con grande autonomia sui mercati globali, si trovano ora a confrontarsi con un quadro normativo europeo che richiede maggiore responsabilità, modifiche strutturali ai modelli di business e un maggiore impegno a garantire concorrenza e diritti degli utenti. Allo stesso tempo, la risposta delle istituzioni europee indica una volontà di non arretrare davanti alle pressioni esterne, difendendo il proprio diritto sovrano di regolamentare il mercato digitale secondo criteri di equità e protezione dei diritti.
