Dal caos normativo italiano alla visione semplificata di Bruxelles: il 2026 si apre con una metamorfosi senza precedenti per il mondo dell’e-commerce. Se finora il commercio transfrontaliero è stato una “terra di nessuno” fiscale, le nuove manovre promesse dalla Commissione Europea e dal Governo italiano promettono di ridefinire i margini di guadagno per milioni di merchant e le abitudini di acquisto dei consumatori.
Abbiamo effettuato un’analisi tecnica approfondita sull’evoluzione della riforma doganale, i dettagli del sistema “a secchi” (Buckets) e il destino della contestata tassa italiana.
La Fonte Istituzionale: La Riforma Doganale UE (COM/2023/258)
Per comprendere il futuro, bisogna guardare alla fonte originale: la proposta della Commissione Europea COM(2023) 258 final, presentata il 17 maggio 2023. Questo documento rappresenta la riforma più ambiziosa dal 1968. Il cuore del cambiamento per l’e-commerce è l’abolizione della soglia dei 150 euro, che finora ha permesso ai pacchi di “piccolo valore” di entrare nell’Unione senza pagare dazi doganali.
Secondo la visione dell’Ecofin e del Consiglio UE, confermata nei vertici di fine 2025, questa esenzione ha favorito pratiche di elusione (frazionamento degli ordini) e una concorrenza sleale nei confronti dei retailer europei. Il nuovo sistema mira a digitalizzare i processi tramite l’EU Customs Data Hub, centralizzando il controllo dei flussi.
Il Sistema dei “Buckets”: Come funzionerà la semplificazione
Il calcolo dei dazi è storicamente un incubo burocratico basato su migliaia di codici TARIC. La riforma introduce un trattamento tariffario semplificato basato su 5 categorie (Buckets). Se il valore del bene è inferiore a 150 euro, l’aliquota non sarà più calcolata sul codice specifico, ma sulla categoria di appartenenza:
- Bucket 1 (0%): Libri, materiale stampato, prodotti di scarso valore intrinseco.
- Bucket 2 (5%): Giocattoli, articoli sportivi, houseware, piccoli elettrodomestici.
- Bucket 3 (8%): Seta, prodotti in vetro, ceramica, strumenti musicali.
- Bucket 4 (12%): Abbigliamento, calzature, borse e accessori in pelle.
- Bucket 5 (17%): Prodotti alimentari, bevande, tabacchi e articoli soggetti ad accise.
Questo sistema permetterà alle piattaforme digitali (i cosiddetti “Deemed Importers” come Amazon, Shein o Temu) di calcolare istantaneamente il dazio al momento del checkout, eliminando le sorprese alla consegna per l’utente finale e riducendo drasticamente i tempi di sdoganamento.
Il Caso Italia: la Tassa da 2 Euro
Mentre l’Europa pianifica il lungo periodo, l’Italia ha tentato una “fuga in avanti” con l’introduzione di una handling fee di 2 euro su tutti i pacchi extra-UE sotto i 150 euro, inserita nella Legge di Bilancio 2026. Tuttavia, ciò che doveva essere una misura di cassa immediata si è scontrato con la realtà operativa.
Cronaca di un rinvio: dal 1° gennaio al 15 marzo (e oltre)
Le fonti istituzionali e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) hanno dovuto fare marcia indietro. Con la Circolare n. 1 del 7 gennaio 2026, l’ADM ha sancito un periodo transitorio fino al 15 marzo 2026. I motivi sono molteplici: l’impreparazione dei sistemi di riscossione di Poste Italiane, i dubbi di legittimità rispetto ai trattati UE e l’elevato costo di riscossione rispetto all’incasso effettivo. L’emendamento al decreto Milleproroghe 2026 punta ora a far slittare la tassa italiana direttamente al 1° luglio 2026, facendola coincidere con l’avvio della riforma europea.
Analisi Strategica: 2€ + 3€ o Assorbimento?
La domanda che agita il settore è se l’utente si troverà a pagare una doppia “gabella”. In base alle analisi attuali, lo scenario più probabile è l’assorbimento. L’Unione Europea introdurrà un dazio fisso di circa 3 euro per i beni di valore trascurabile. È tecnicamente impossibile e giuridicamente fragile che l’Italia mantenga un proprio contributo di 2 euro in aggiunta alla tassa comunitaria. È molto probabile che il contributo italiano venga abolito una volta che la piattaforma doganale europea sarà operativa.
Impatto sui Merchant di e-commerce
Per chi vende online, la riforma non è solo una tassa, ma un cambio di paradigma:
- Stop al “frazionamento”: Inviare più pacchi per evitare i dazi aumenterà i costi fissi.
- Responsabilità delle Piattaforme: Il marketplace diventerà legalmente responsabile del versamento del dazio.
- Qualità vs Prezzo: Il vantaggio competitivo del prodotto a basso costo extra-UE svanirà, riaprendo spazi di mercato per il Made in Europe di fascia media.
