ISTAT: a novembre l’e-commerce stacca tutti (+8,3%). Si allarga la forbice con i piccoli negozi (-0,6%)

L’Istituto Nazionale di Statistica ha rilasciato nelle ultime ore la fotografia dei consumi italiani relativa a novembre 2025, e il verdetto numerico non lascia spazio a interpretazioni: il commercio al dettaglio in Italia viaggia ormai stabilmente su due binari divergenti.

In un mese storicamente cruciale per i bilanci annuali, segnato dalla “Cyber Week” e dall’anticipo dello shopping natalizio, l’e-commerce si conferma l’unico vero motore di crescita del settore, registrando un balzo del +8,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un dato che spicca con prepotenza se confrontato con la stagnazione generale e, soprattutto, con la sofferenza marcata delle botteghe di quartiere.

La “Forbice” del Retail: Chi vince e chi perde

Analizzando i dati tendenziali diffusi dall’Istat, emerge con chiarezza la polarizzazione delle abitudini di acquisto. Se il commercio elettronico corre, il commercio fisico mostra segnali di fatica strutturale, con dinamiche opposte a seconda della dimensione d’impresa:

  • Commercio elettronico: +8,3% (La performance migliore in assoluto).
  • Grande Distribuzione (GDO): +1,4% (Tenuta positiva, sostenuta dai Discount che crescono del +2,5%).
  • Imprese operanti su piccole superfici: -0,6% (Il dato peggiore del comparto).

È evidente come la componente promozionale del “Black Month” abbia spostato massicciamente i flussi di spesa verso le piattaforme digitali, capaci di reagire con maggiore dinamismo alla domanda di risparmio delle famiglie, erodendo quote di mercato al dettaglio tradizionale che non riesce a competere sulle leve di prezzo aggressive di novembre.

Beni non alimentari: il dominio digitale

L’impatto dell’online è ancora più evidente se si isola il comparto dei beni non alimentari (elettronica, abbigliamento, casalinghi). Qui la variazione complessiva è modesta, ma la composizione del carrello è cambiata. L’Istat segnala che, al netto dell’inflazione, il volume delle vendite nei piccoli negozi è in contrazione. Il consumatore italiano, di fronte alla necessità di ottimizzare il budget di fine anno, ha scelto la comparazione online e la comodità della consegna, penalizzando il canale di prossimità che non ha saputo (o potuto) integrarsi nelle logiche omnicanale.

Uno sguardo al 2026: l’impatto delle nuove normative

Questi dati di chiusura 2025 vanno letti anche alla luce del nuovo scenario normativo che si è aperto con il 1° gennaio 2026. Se fino a novembre l’e-commerce ha beneficiato anche della spinta dei marketplace low-cost extra-UE, i prossimi rilevamenti Istat potrebbero mostrare i primi effetti della nuova tassa doganale (il contributo di circa 2€ sui pacchi sotto i 150€ previsto dalla Legge di Bilancio e dalle direttive doganali in discussione).

Resta da vedere se questo freno fiscale alle importazioni a basso costo si tradurrà in un ritorno al negozio fisico o, più probabilmente, in un consolidamento delle quote di mercato dei grandi player e-commerce europei e nazionali che dispongono di logistica locale. Per ora, la fotografia di novembre consegna ai merchant una certezza: il gap tecnologico non è più un’opzione, ma uno spartiacque tra crescita e recessione.

Redazione Linea e-Commerce

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