L’introduzione di un contributo per le micro-spedizioni extra-UE e la revoca definitiva dell’esenzione doganale per i beni sotto i 150 euro non devono essere interpretate come una “stangata” sui consumi, bensì come un atto di riequilibrio sistemico. Per quasi trent’anni, un regime agevolato nato per semplificare flussi allora ritenuti marginali e “anti-economici” da tassare ha garantito una franchigia che oggi non ha più ragione d’essere. L’avvento dell’e-commerce ha infatti sovvertito radicalmente l’ordine delle cose: quella che un tempo era una nicchia di scambi sporadici è diventata, con l’esplosione del commercio digitale, un’invasione quotidiana di milioni di colli che ha alimentato una distorsione del mercato senza precedenti. In questo contesto, l’Italia ha scelto di accelerare i tempi anticipando la misura europea attraverso un emendamento alla manovra di bilancio.
Il valore della conformità oltre il prezzo di listino
Parlare esclusivamente di aumento dei prezzi per i consumatori finali risulta fuorviante se non si analizza cosa quel prezzo include. Un prodotto immesso nel mercato unico europeo deve rispondere a standard rigorosi in termini di materiali, sicurezza e sostenibilità ambientale. Garantire queste tutele ha un costo che gli operatori italiani sostengono quotidianamente, rispettando le stesse regole del gioco.
- Sicurezza come priorità: Il vero danno per il cittadino non è pagare un prezzo allineato agli standard di sicurezza europei, ma ricevere prodotti non conformi o privi di garanzie che possono mettere a rischio la salute.
- Trasparenza del mercato: Ciò che viene percepito come un rincaro rappresenta invece il “prezzo equo” per un mercato finalmente più trasparente e competitivo.
- Responsabilità del venditore: Un quadro normativo uniforme tutela chi compra e sostiene chi vende nel rispetto delle stesse condizioni, promuovendo una concorrenza leale.
Verso la fine del “Far West” delle micro-spedizioni
Il volume di pacchi che ogni giorno varcano i confini dell’Unione Europea — stimato dalla Commissione europea in circa 12 milioni di unità al giorno — ha reso l’attuale sistema di vigilanza anacronistico. La portata della sfida è evidente se consideriamo che nel 2024 sono stati 4,6 miliardi di articoli importati sotto la soglia dei 150 euro, il 91% dei quali provenienti dalla Cina. Una cifra raddoppiata in soli due anni: erano 2,3 miliardi nel 2023 e 1,4 miliardi nel 2022.
Questa svolta epocale pone un argine a un afflusso incontrollato di merci spesso prive di garanzie, ripristinando condizioni di parità per i merchant che operano correttamente sul territorio europeo. Non si tratta di protezionismo, ma di garantire che la qualità non venga sacrificata sull’altare del mero risparmio immediato.
Qualità e sicurezza come investimento
I consumatori europei e italiani devono guardare a questa riforma non come a un semplice rincaro, ma come a un vero investimento nella qualità di ciò che acquistano. Per il mercato italiano, che nei settori della moda, del design e del food è primo al mondo, questa scelta rappresenta un doppio investimento: scegliere prodotti che transitano correttamente attraverso i controlli doganali e che provengono da merchant responsabili significa non solo beneficiare di garanzie superiori e assistenza reale, ma agire attivamente per la tutela del patrimonio di eccellenza.
È necessario scardinare l’idea che il risparmio estremo sia sempre un vantaggio per chi compra. La qualità ha un costo e, sotto certe soglie di prezzo, è tecnicamente impossibile fornire un prodotto che sia al contempo sicuro e duraturo. Il consumatore non deve limitarsi a cercare il prezzo più basso in assoluto, ma deve puntare alla miglior qualità, consapevole che questa nuova trasparenza doganale è il primo baluardo a difesa della sua salute e dei suoi diritti.

Il nuovo assetto doganale: una tutela necessaria
In quest’ottica, l’abolizione dell’esenzione de minimis per i pacchi sotto i 150 euro rappresenta una tutela essenziale per il cittadino europeo. Fino a oggi, le micro-spedizioni entravano nel mercato unico “sotto i radar”, eludendo spesso i controlli minimi sulla sicurezza e sulla conformità. L’obbligo del passaggio formale in dogana e l’applicazione dei dazi aumentano sensibilmente la possibilità di verifiche tecniche, impedendo a prodotti potenzialmente pericolosi o contraffatti di raggiungere le case degli italiani.
In questo scenario si inserisce il contributo di 2 euro previsto dalla manovra di bilancio italiana. Questa misura si coordina con le decisioni già assunte dall’Unione Europea che ha stabilito di applicare un dazio doganale fisso di 3 euro sui piccoli pacchi a partire dal prossimo giugno. Mentre la quota principale dei dazi è destinata al bilancio UE, questa specifica tassa di gestione italiana rimarrà nelle casse dello Stato. L’auspicio di AICEL è che tali risorse vengano interamente reinvestite nella tutela del settore e nel potenziamento della sicurezza prodotti, affinché le regole siano finalmente uguali per tutti.
L’e-commerce responsabile come driver di fiducia
La fiducia è la moneta sonante del commercio elettronico. La riforma doganale agisce con una forza deterrente finora assente: l’obiettivo è quello di dissuadere i venditori extra-UE dall’inviare nel mercato europeo prodotti non conformi.
La fiducia è da sempre un pilastro portante in AICEL (Associazione Italiana Commercio Elettronico). Un percorso iniziato anni fa con il sigillo di qualità “SonoSicuro” che è proseguito fino al recente deposito del Codice di condotta per un e-commerce responsabile presso il MIMIT, uno strumento fondato su trasparenza e responsabilità volto a valorizzare la diligenza professionale e la fiducia dei consumatori.
I merchant italiani devono vedere in questa transizione un’opportunità strategica. La trasparenza, l’assistenza e la garanzia di origine diventano asset fondamentali in un mercato dove il “low cost” selvaggio non gode più di corsie preferenziali burocratiche. Mentre in AICEL promuoviamo una cultura della trasparenza per aumentare la fiducia, i venditori extra-UE ignorano spesso l’impianto normativo europeo. L’adeguamento ai nuovi standard doganali non è un mero onere, ma l’unico investimento possibile per proteggere il futuro del settore e sostenere chi investe concretamente in qualità e sicurezza.
