Recesso: WebStore lo rende difficile, AGCM applica sanzione di 250.000 euro

Nuova sanzione di 250.00 Euro per la società che non ha consentito agli acquirenti di esercitare il diritto di secondo le previsioni riportate nelle condizioni generali di vendita

Ancora una volta (vedi articolo) il mancato rispetto delle norme previste dal in materia di vendita a distanza è costato al proprietario di un e-Store una sanzione amministrativa, questa volta di ben 250.000,00 euro, comminata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato () con il provvedimento n. 27598 pubblicato sul Bollettino n. 13 del 1 aprile 2019.

La società sanzionata, infatti,  non ha ottemperato alla precedente delibera emanata dall’Autorità nel febbraio 2018 con la quale aveva assunto l’obbligo di regolarizzare le proprie condizioni di vendita, in particolare in ambito di recesso.
Dalle segnalazioni e dagli elementi informativi raccolti nel corso dell’accertamento ispettivo risulta che la società non ha consentito agli acquirenti di esercitare il diritto di recesso secondo le previsioni riportate nelle condizioni generali di vendita, modificate a seguito degli impegni per renderle conformi alla disciplina del Codice del Consumo. Inoltre, diverse segnalazioni di consumatori stigmatizzano il comportamento ostativo tenuto dal professionista consistente nel mancato rimborso – o nel rimborso solamente parziale – nei confronti degli acquirenti che abbiano ritualmente comunicato la decisione di recedere dal contratto, dopo aver ottenuto o riscattato il bene.

Dalle evidenze agli atti è stato possibile riscontrare che la società venditrice, diversamente da quanto previsto dal Codice del Consumo nonché dalle stesse condizioni generali di vendita, a seconda dei casi, non ha dato seguito alle richieste di recesso e non ha proceduto al relativo rimborso ad esempio, rifiutando il pacco regolarmente spedito dal consumatore, oppure pretendendo specifiche e onerose modalità di trasmissione della richiesta di recesso (via PEC), o ancora l’adozione di condotte dilatorie volte a ritardare ingiustificatamente il rimborso di quanto dovuto al consumatore a seguito del legittimo esercizio del diritto di recesso, anche se espletato nel rispetto delle indicazioni procedurali fornite dal professionista.

AGCM

Gli altri rilievi mossi dall’Autorità riguardano la mancanza di trasparenza nella gestione delle “liste d’attesa” previste dal sito e la possibilità di “riscattare” il bene pagandolo al prezzo di mercato, dovuti principalmente al modus operandi del tutto peculiare del webshop in questione.

Ad ogni modo, anche in questa nuova pronuncia dell’Autorità rimane centrale il tema del rispetto delle norme previste dal Codice del Consumo, alle quali risulta quanto mai necessario conformare il proprio webshop (e la propria pratica di commercio online) onde evitare decisamente onerose.

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