DMA, Bruxelles avvia due procedure su Google: nel mirino l’egemonia di Gemini e Search

La Commissione Europea ha ufficializzato oggi l’apertura di due procedure di specificazione indirizzate a Google. L’obiettivo del regolatore è delineare con precisione i passi tecnici che il gatekeeper deve compiere per allinearsi agli obblighi del Digital Markets Act (DMA), con un focus specifico sull’integrazione dell’intelligenza artificiale e sulla trasparenza dei dati di ricerca.

Questi procedimenti formalizzano un dialogo normativo che costringerà il colosso di Mountain View a modificare aspetti strutturali del proprio ecosistema digitale, garantendo che le soluzioni proprietarie non godano di vantaggi sistemici rispetto ai concorrenti.

Android: interoperabilità obbligatoria per le AI terze

Il primo asse dell’intervento riguarda l’articolo 6, paragrafo 7 del DMA. La Commissione contesta a Google le modalità di integrazione delle funzionalità hardware e software controllate dal sistema operativo Android. Il punto critico è l’interoperabilità: gli sviluppatori di servizi AI terzi devono poter accedere alle medesime risorse di sistema utilizzate dalle applicazioni native di Google, come Gemini.

Per gli e-commerce specialist che sviluppano applicazioni proprietarie o strumenti di assistenza vocale, questo significa la possibilità di operare su smartphone e tablet con la stessa fluidità e profondità d’integrazione di Google. La procedura punta a eliminare le frizioni tecniche che oggi rendono i servizi di terze parti meno performanti o meno accessibili agli utenti finali rispetto a quelli preinstallati.

Dati di ricerca: accesso FRAND anche per i chatbot

La seconda procedura si concentra sull’articolo 6, paragrafo 11, che impone a Google di condividere i dati anonimizzati di posizionamento, ricerca, clic e visualizzazione generati su Google Search. La Commissione esige che tale accesso sia garantito a condizioni FRAND (eque, ragionevoli e non discriminatorie).

La novità sostanziale di questo procedimento è l’estensione del diritto di accesso ai fornitori di chatbot di intelligenza artificiale. Bruxelles vuole evitare che Google Search diventi l’unica fonte di addestramento e raffinamento per i modelli conversazionali che guidano le ricerche degli utenti. Se i dati di ricerca verranno effettivamente condivisi, i motori di ricerca alternativi e i nuovi sistemi di risposta AI potranno offrire risultati più accurati, aumentando la visibilità dei merchant su canali attualmente considerati marginali.

Cosa cambia per le imprese digitali

L’intervento della Commissione Europea impone una revisione delle strategie di visibilità e di sviluppo tecnologico per le aziende che operano online.

  • Democratizzazione dei dati: l’accesso ai volumi di ricerca e ai tassi di clic storici, finora esclusiva di Mountain View, permetterà analisi di mercato più precise anche attraverso strumenti indipendenti.
  • Neutralità tecnologica su mobile: le imprese non saranno più vincolate alle performance degli strumenti AI di Google per interagire con i clienti su dispositivi Android.
  • Confronto sulle tariffe: la definizione di condizioni “ragionevoli” per l’accesso ai dati potrebbe ridurre i costi per l’utilizzo di API di ricerca professionali.

Google dovrà ora rispondere alle richieste di specificazione della Commissione, che monitorerà i tempi di implementazione delle soluzioni tecniche proposte per evitare sanzioni legate alla non conformità.

Redazione Linea e-Commerce

Lo spazio dedicato all'informazione, alle notizie e a tutti gli aggiornamenti sul mondo del commercio elettronico

Non ci sono ancora commenti

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.