eBay dichiara guerra ai Bot AI: “I nostri dati non sono gratis”. Stop allo scraping selvaggio

Se Amazon abbraccia l’AI con Rufus e Meta con Vibes, eBay ha deciso di prendere una strada diametralmente opposta: quella della fortezza digitale. Con un aggiornamento silenzioso ma tecnicamente aggressivo dei suoi protocolli robots.txt e dei sistemi di difesa perimetrale, il marketplace pioniere dell’e-commerce ha iniziato a bloccare sistematicamente i crawler delle principali compagnie di Intelligenza Artificiale generativa.

La mossa non è tecnica, è puramente economica. Nell’era dell’Agentic Commerce, i dati (prezzi, descrizioni, foto di oggetti rari) sono il nuovo petrolio. E eBay non ha intenzione di regalarlo.

Il problema del “Traffic Loss”

Perché eBay lo fa? La risposta sta nel modello di business delle nuove AI. Se un utente chiede a un assistente AI: “Trovami un fumetto di Tex Willer del 1970 a meno di 50 euro”, e l’AI scansiona eBay, trova l’oggetto e permette all’utente di comprarlo (o di avere l’informazione) senza mai visitare il sito di eBay, il marketplace perde due cose fondamentali:

  1. L’impression pubblicitaria: Meno pagine visitate significano meno revenue dagli annunci interni.
  2. Il Cross-selling: L’utente non vede gli “oggetti correlati” o le promozioni.

Bloccando i bot, eBay costringe le aziende di AI a sedersi al tavolo delle trattative e pagare per l’accesso ai dati tramite API ufficiali (e costose), trasformando il proprio catalogo in un asset monetizzabile B2B.

Cosa cambia per i venditori professionali?

Per i seller che usano eBay come canale principale, questa mossa ha due facce.

  • Il lato positivo: I propri contenuti (foto e descrizioni faticosamente create) sono protetti. Nessuna AI può clonare lo stile del negozio o usare i dati per addestrare modelli concorrenti senza permesso.
  • Il rischio: Se eBay si isola troppo, i prodotti potrebbero sparire dai risultati delle nuove “AI Search” (come ChatGPT Search o Perplexity), riducendo la visibilità organica esterna al marketplace.

È la prima grande battaglia della “Data War” del 2026: chi possiede l’inventario contro chi possiede l’intelligenza.

Redazione Linea e-Commerce

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